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Fotogrammi di valle: quando smartphone e droni diventano custodi della memoria di Entracque

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Fotogrammi di valle: quando smartphone e droni diventano custodi della memoria di Entracque

Photo: Chensiyuan, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

C'è un ragazzo seduto su un masso a quota 1.800 metri che non sta guardando il panorama. O meglio, lo sta guardando — ma attraverso lo schermo del suo telefono, mentre carica le coordinate di un sentiero dimenticato su una piattaforma condivisa con centinaia di appassionati di tutta Europa. Si chiama Marco, ha ventitré anni, è cresciuto a Entracque e non ha nessuna intenzione di andarsene. Almeno non ancora. E forse, grazie a quello che sta facendo, non avrà neanche bisogno di farlo.

Questa scena, apparentemente banale, racconta qualcosa di più grande: una piccola rivoluzione silenziosa che sta cambiando il modo in cui le comunità di montagna come quella di Entracque documentano, preservano e condividono il loro patrimonio.

Il territorio come dato: la nuova cartografia della valle

Entracque ha sempre avuto qualcosa di speciale da mostrare. La riserva naturale del Parco delle Alpi Marittime, i laghi artificiali del Chiotas e del Piastra, le borgate abbandonate che punteggiano i versanti come cicatrici silenziose della storia contadina. Per decenni questo patrimonio è rimasto confinato alla conoscenza orale degli abitanti più anziani o, nella migliore delle ipotesi, a qualche guida turistica stampata in poche centinaia di copie.

Oggi la situazione sta cambiando, e a guidare il cambiamento sono soprattutto i più giovani. Grazie a strumenti come Wikiloc, Komoot e OpenStreetMap, i sentieri della valle vengono tracciati con una precisione impensabile fino a pochi anni fa. Non si tratta solo di registrare un percorso GPS: ogni traccia può essere arricchita con fotografie, note storiche, segnalazioni di punti di interesse, avvisi su tratti pericolosi. Un ecosistema di informazioni che cresce ogni volta che qualcuno mette un piede fuori di casa con il telefono in tasca.

"Il bello è che non serve essere esperti," spiega una giovane del posto che collabora con un'associazione locale di trekking. "Basta avere voglia di camminare e documentare. Ogni contributo, anche piccolo, si somma agli altri."

Droni sopra le borgate: uno sguardo che non avevamo mai avuto

Se la cartografia digitale sta ridisegnando la mappa dei sentieri, i droni stanno letteralmente cambiando prospettiva. Negli ultimi anni, alcuni appassionati locali e fotografi professionisti hanno cominciato a documentare dall'alto le frazioni abbandonate della valle, i resti di antiche strutture pastorali, i terrazzamenti che il bosco sta lentamente inghiottendo.

Le immagini che ne risultano sono straordinarie. Non solo per la loro qualità estetica — e spesso lo sono davvero — ma perché rivelano geometrie e strutture che dal basso non si riescono nemmeno a intuire. Un alpeggio visto dall'alto mostra la logica del suo impianto, la relazione con l'acqua, con i pascoli, con i sentieri di transumanza. È archeologia del paesaggio fatta con un joystick.

Alcuni di questi materiali vengono poi condivisi sui canali social del Parco delle Alpi Marittime o di associazioni culturali locali, raggiungendo un pubblico che va ben oltre i confini della provincia di Cuneo. Turisti del nord Europa, appassionati di fotografia, ricercatori universitari: tutti attratti da immagini che raccontano un territorio autentico, non costruito per il consumo di massa.

Crowdsourcing e identità: quando la comunità scrive la sua storia

Ma forse la novità più interessante non è tecnologica in senso stretto. È sociale. Alcune iniziative nate in valle stanno sperimentando forme di documentazione partecipata che coinvolgono non solo i giovani digitalmente alfabetizzati, ma anche gli anziani del paese.

L'idea è semplice quanto efficace: i ragazzi portano i tablet e le telecamere, i nonni portano i ricordi. Si raccolgono testimonianze orali, si geolocalizzano i luoghi citati nei racconti, si creano mappe interattive che sovrappongono il presente al passato. Una borgata oggi abbandonata torna a vivere attraverso la voce di chi ci è cresciuto, e quella voce viene conservata in un formato che resisterà al tempo molto più di qualsiasi nastro magnetico.

Questo approccio — che gli esperti di digital humanities chiamerebbero "archivio partecipato" — ha un effetto collaterale prezioso: rafforza il senso di appartenenza. Quando una comunità si mette a raccontare se stessa, scopre cose che non sapeva di sapere. E in un paese di montagna come Entracque, dove il rischio di perdere la memoria storica è reale, questo non è un dettaglio marginale.

La valle che diventa destinazione consapevole

Tutto questo lavoro di documentazione ha anche una ricaduta pratica molto concreta: trasforma Entracque in una destinazione più visibile e più credibile per un certo tipo di turista. Non quello che cerca il resort con la spa, ma quello che vuole camminare su sentieri veri, dormire in strutture a conduzione familiare, mangiare quello che si mangia davvero in valle. Il turista lento, curioso, disposto a spendere bene se in cambio riceve autenticità.

Le piattaforme digitali sono il canale perfetto per raggiungere questo pubblico. Una traccia GPS ben curata su Komoot, con belle fotografie e descrizioni accurate, può generare più interesse di una campagna pubblicitaria tradizionale. Un video drone caricato su YouTube e condiviso nei giusti gruppi di appassionati può portare a Entracque visitatori dalla Germania, dall'Olanda, dalla Scandinavia.

"Non si tratta di vendere un'immagine patinata della montagna," tiene a precisare chi lavora su questi progetti. "Si tratta di mostrare quello che c'è davvero. E quello che c'è davvero, qui, è già abbastanza straordinario."

Un archivio che appartiene a tutti

C'è una domanda che vale la pena porsi: a chi appartengono questi dati, queste immagini, questi racconti? La risposta, almeno nelle intenzioni di chi porta avanti questi progetti, è semplice: alla comunità. Non a una piattaforma commerciale, non a un ente pubblico, non a un singolo fotografo. Alla valle.

È un'ambizione bella e complicata allo stesso tempo. Richiede accordi, scelte tecnologiche ponderate, un po' di visione a lungo termine. Ma il fatto che a Entracque ci siano giovani disposti a ragionarci è già, di per sé, una buona notizia. Forse la migliore che potevamo aspettarci.

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