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Passo dopo Passo: Le Antiche Mulattiere che Raccontano la Storia della Valle di Entracque

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Passo dopo Passo: Le Antiche Mulattiere che Raccontano la Storia della Valle di Entracque

Photo: ancient stone mule track alpine valley Italy hiking path, via c8.alamy.com

C'è un momento, camminando su certi sentieri della nostra valle, in cui il terreno sotto i piedi cambia. Le pietre si fanno più regolari, disposte con una cura che non appartiene alla natura ma all'uomo. È in quel momento che si capisce di stare percorrendo qualcosa di antico, una via che magari nessuno ha più chiamato per nome da decenni, ma che esiste ancora, silenziosa e tenace.

Entracque e i paesi che le stanno intorno sono stati collegati per secoli da una rete capillare di mulattiere, tratturi e sentieri battuti. Non si trattava di percorsi secondari: erano le arterie della vita quotidiana. Su queste vie passavano le some cariche di sale, di grano, di legname. Ci camminavano i pastori con le greggi, i mercanti in cerca di nuovi acquirenti, le donne che portavano i prodotti ai mercati dei centri più grandi. Era il tessuto connettivo di un'intera economia di valle.

Il Tempo dei Passi Lenti

Per capire il significato di questi tracciati bisogna fare un passo indietro, anzi molti. Prima dell'Ottocento, quando le prime strade carrabili cominciarono a penetrare nelle valli alpine, l'unico modo per spostarsi era a piedi o con l'aiuto di muli e asini. Le mulattiere erano progettate proprio per questi animali: larghezza giusta, pendenza calcolata, selciato posato a mano pietra su pietra.

Ogni sentiero aveva una sua logica precisa. Alcuni collegavano gli alpeggi estivi ai villaggi a valle, seguendo i ritmi della transumanza. Altri scendevano verso il fondovalle per raggiungere i mercati di Cuneo o risalivano verso i colli di confine con la Francia, aprendo rotte commerciali che attraversavano le Alpi Marittime. C'erano poi i percorsi religiosi, quelli che portavano alle cappelle votive o ai santuari, dove le comunità si ritrovavano nelle feste patronali.

Non era solo commercio. Era cultura in movimento. Lungo queste vie viaggiavano anche le storie, le canzoni, i dialetti. Un modo di fare il pane imparato in un borgo poteva arrivare nel paese vicino portato da una donna che percorreva ogni settimana lo stesso sentiero per andare al mercato.

Le Tracce Che Restano

Oggi molte di queste vie sono scomparse, inghiottite dalla vegetazione o sepolte sotto l'asfalto. Ma non tutte. Chi conosce la valle sa che basta alzare lo sguardo dal sentiero principale per scorgere, tra i rovi o sul bordo di un campo abbandonato, quei tratti di selciato antico che resistono ancora.

Alcuni appassionati di storia locale e alcuni escursionisti più curiosi hanno cominciato a mappare questi frammenti. Con l'aiuto di mappe catastali ottocentesche, di fotografie aeree storiche e soprattutto delle testimonianze degli anziani — quelli che da bambini hanno ancora percorso certi tratti con i genitori — si sta ricostruendo poco a poco la rete originale.

È un lavoro paziente, quasi da detective. Si confrontano i toponimi, si cercano le tracce di muri a secco che spesso fiancheggiavano le mulattiere, si identificano le fontane e gli abbeveratoi che punteggiavano i percorsi come stazioni di sosta. Ogni elemento ritrovato è un tassello in più di un puzzle che sembrava perduto.

Camminare per Ricordare

Nella nostra valle, alcune di queste iniziative di recupero hanno già dato frutti concreti. Tratti di sentiero che erano impraticabili da anni sono stati ripuliti e segnalati, resi di nuovo accessibili a chi vuole camminare non solo per fare sport ma per capire il territorio che attraversa.

Non si tratta soltanto di turismo, anche se è innegabile che questi percorsi abbiano un potenziale enorme per chi cerca un'esperienza autentica delle Alpi Marittime. Si tratta soprattutto di tenere viva una memoria collettiva, di non lasciare che il paesaggio perda i suoi strati di significato.

Quando si percorre una mulattiera storica, si cammina letteralmente sulle orme di chi è venuto prima. Si vedono i panorami che vedevano loro, si attraversano i boschi che attraversavano loro, si arriva agli stessi valichi dove si fermavano a riprendere fiato. È un modo molto fisico, molto concreto, di fare i conti con la storia.

Voci dal Passato, Passi nel Presente

Ci sono anziani ad Entracque che ricordano ancora i nomi antichi di certi tratti: "la via del sale", "il passo dei muli", "la scorciatoia del mulino". Nomi che non compaiono su nessuna cartina moderna ma che vivono ancora nella memoria di chi ha qualche decennio in più.

Raccogliere queste testimonianze è urgente, forse più urgente ancora del lavoro fisico di recupero dei sentieri. Perché una volta che quella generazione non ci sarà più, certe informazioni saranno perdute per sempre. Non solo i nomi, ma le storie che ci stanno dietro: il contrabbandiere che usava il sentiero di notte, la famiglia che ogni estate faceva quel tragitto per portare i figli all'alpeggio, il commerciante che conosceva ogni pietra del percorso perché lo faceva da trent'anni.

Alcune associazioni locali stanno lavorando in questa direzione, organizzando sessioni di raccolta orale e cercando di incrociare i ricordi con i documenti d'archivio. È un lavoro che merita supporto e attenzione, perché produce qualcosa di prezioso: una mappa non solo geografica ma umana della nostra valle.

Riaprire i Sentieri, Riaprire la Memoria

L'idea di riscoprire le vie storiche non è nostalgia fine a sé stessa. È piuttosto un modo per guardare al territorio con occhi diversi, per capire come è fatto davvero, perché certi paesi sono dove sono, perché certe valli sono più abitate di altre.

Ogni mulattiera racconta una storia di adattamento intelligente all'ambiente. Chi ha tracciato quei percorsi conosceva la montagna in modo profondo, sapeva dove il terreno reggeva il peso degli animali carichi, dove convogliare l'acqua per evitare che il sentiero si disfacesse, come sfruttare il rilievo per ridurre la fatica del cammino.

C'è una saggezza pratica in quelle pietre che vale la pena di recuperare, non per tornare indietro, ma per portare avanti qualcosa di essenziale: il senso di appartenenza a un luogo, la capacità di leggerlo e di rispettarlo.

La prossima volta che siete in valle e vi capita di camminare su un tratto di sentiero selciato, fermatevi un momento. Guardate le pietre, toccatele. Qualcuno le ha posate lì con cura, molto tempo fa, perché altri potessero camminare. Vale la pena ricordarselo.

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