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Comune di Entracque

Cultura

L’uomo abitante della montagna

Le ricerche dell’antropologia tra concetti e preconcetti.

"Le genti di montagna sono destinate ad essere culturalmente
ed intellettualmente arretrate, perché le montagne sono regioni
di molto sforzo e poco divertimento, di povertà oggi ed ansietà
per il domani, mani rattrappite dalla fatica e cervelli ottusi dal lavoro."

Ellen Semple, geografa americana

Le parole della geografa americana Ellen Semple, che visse nei primi anni del novecento, sintetizzano l’opinione diffusa, fino agli anni settanta, tra gli specialisti di geografia ed antropologia alpina. L’immagine di una società montanara isolata ed arretrata, pervasa da una mentalità tradizionalista che aveva subito un processo di modernizzazione solo nel secondo dopoguerra, era un pregiudizio dell’uomo di pianura e di città, ma , come si è detto, era un concetto espresso da antropologi e geografi del primo novecento.

L’ambiente alpino, apparentemente crudele ed inospitale, abitato da montanari taciturni e diffidenti ha affascinato studiosi ed appassionati che si interrogavano circa le caratteristiche di adattamento dell’uomo delle vallate alpine e tracciavano interessanti interpretazioni seguendo vari filoni di pensiero. Importantissimi studi condotti sul campo tra gli anni settanta e gli anni novanta hanno però smentito l’idea tradizionale di comunità alpina: mettendo in luce le reali condizioni socio-economiche e culturali delle società delle alpi seguendone l’evolvere storico, gli antropologi “revisionisti” proposero un’immagine delle Alpi variegata, dove ogni comunità era caratterizzata da tratti propri e dove l’uomo aveva un ruolo importante ed attivo.

Da povero analfabeta, succube dell’ostilità ambientale, il montanaro veniva riscattato dalle nuove ricerche e appariva ora uomo di cultura, maestro ed insegnante di latino nelle pianure, ora uomo d’affari ed attento negoziatore politico. Attento alla realtà che lo circonda, l’uomo abitante della montagna ha saputo sfruttare e sa sfruttare con intelligenza le risorse a disposizione.

Abitare le Marittime

Che cosa contraddistingue l’uomo abitante delle Marittime dagli altri montanari? Quali tratti della società entracquese sono elemento di distinzione dalla molteplicità delle comunità alpine?

Non è sicuramente un’impresa semplice cogliere l’essenza di una comunità, seppur piccola, come nel caso di Entracque, ma alcuni elementi paiono aver caratterizzato l’intera storia di questo paese. Un ambizioso obiettivo sembra essere stato l’impulso principale dell’agire degli entracquesi fino ad oggi: combattere l’isolamento, grande nemico dei paesi alpini che spaventa questa terra di frontiera.

La mobilità e l’apertura a nuovi commerci ed a diverse culture ha spinto gli uomini dell’alta valle Gesso a progettare vie di comunicazione più efficienti per favorire commerci legittimi e illegittimi, passaggi di merci e uomini nella legalità o nella clandestinità.

La tendenza all’apertura e allo scambio con altre realtà non ha significato però allontanamento dalle tradizioni e dagli usi e costumi che venivano e continuano ad essere espressi in alcuni momenti rituali, fondamentali per trasmettere e conservare il senso di appartenenza e l’identità della comunità entracquese.

Accostandosi alle case, e agli utensili usati nel passato, sfogliando album di fotografie del secolo scorso, curiosando tra registri parrocchiali e documenti del municipio ci si addentra in un mondo di testimonianze e ricordi capaci di esprimere l’essenza di Entracque.

Se gli anziani del paese con i loro racconti nostalgici sul passato, ci mostrano un’immagine dell’uomo di montagna profondamente legata all’ambiente alpino, dove il lavoro, l’organizzazione familiare, gli abiti ed i momenti di vita della comunità erano intrinsecamente legati alla realtà della montagna, dagli anni sessanta l’uomo delle Marittime cambia radicalmente il suo rapporto con il territorio.

La costruzione del grande impianto idroelettrico crea qualche occasione di lavoro e molti entracquesi mettono la propria forza lavoro al servizio delle ditte impegnate nella costruzione delle dighe.

In tale frangente gli entracquesi preferiscono il lavoro dipendente, fonte di frustrazioni, ma anche di guadagno certo, all’agricoltura, troppo condizionata da elementi non controllabili, come gli agenti atmosferici.

L’abbandono delle borgate più lontane, la fine della cultura agro pastorale, il rifiuto dal “sapere della montagna” considerato non abbastanza moderno, provoca un processo di divergenza, sorprendentemente rapido, tra la realtà del mondo alpino e la cosiddetta civiltà del benessere e dei consumi che a poco a poco diventa predominante.

Eppure, nonostante l’atmosfera sembri preannunciare la fine delle società alpine, non tutti gli entracquesi abbandonano le Marittime e sopportano i sacrifici necessari per continuare a vivere nell’alta valle e non si curano dei pregiudizi in voga nella “ moderna cultura dell’avere e dell’apparire”.

Il grande affresco in cui l’uomo di montagna è protagonista continua a rinnovarsi ed il patrimonio di sapere e tradizioni continua a sostenere l’identità di molti giovani entracquesi proiettati al futuro nella consapevolezza di avere importanti radici nel passato.

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Archivio Fotografico Parco Alpi Marittime - Augusto Rivelli