Partenza: S. Giacomo di Entracque 1213 m
Arrivo: Rifugio Federici Marchesini 2650 m
Dislivello: 600 m
Tempo di salita: 2 ore
L’itinerario che conduce al più alto rifugio delle Marittime, ai piedi del ghiacciao del Pagarì, è piuttosto lungo e faticoso, ma permette di attraversare paesaggi che rivelano l’essenza più autentica delle Marittime: il cielo scivola sui profili dei rilievi e i colori pieni delle rocce disegnano ampie e suggestive pareti verticali, la montagna si svela con il suo carattere deciso e selvaggio, e la salita si trasforma in una sfida ad alta quota.
L’escursione ha inizio a S.Giacomo di Entracque e percorre una mulattiera che sale lungo il Vallone di Moncolombo fino a raggiungere il Gias sottano del Vei del Bouc, dove si snoda a destra la stradina cha attraversa il torrente su una passerella di legno. Proseguendo, si supera l’impetuoso Rio Pantacreus e ci si trova di fronte alla spettacolo delle cascate formate dall’emissario del Lago del Vei del Bouc sul versante opposto.
La stradina supera i 1600 m di altitudine salendo dolcemente un pendio erboso, si inoltra nel bosco di ontani e raggiunge i ruderi del Gias sottano del Muraion per poi inerpicarsi sul sovrastante Passo del Muraion. La mulattiera continua la moderata salita lungo la quale è possibile fermarsi presso una preziosa sorgente che sgorga ai piedi di una grande roccia, a pochi passi dal Gias Soprano del Muraion. Superata quota 2100 metri ci si avvicina al franoso canalone sottostante la morena frontale del Ghiacciaio di Peiraboc, dove a sinistra si dirama la traccia che permette di raggiungere il Lago Bianco dell’Agnel, ai piedi del Colle dell’Agnel. Si affrontano poi una lunga serie di tornanti in un paesaggio arido e sassoso, addolcito però dalla bella panoramica sul Lago Bianco dell’Agnel, che appare, passo dopo passo, sotto l’imponente Ghiacciaio del Clapier. Una grande torre di pietre preannuncia il raggiungimento della meta di questa impegnativa escursione: in una pietrosa conca ai piedi del Ghiacciaio del Pagarì, a quota 2650 metri, sorge il Rifugio Federici Marchesini al Pagarì.
IMolti escursionisti che intraprendono il cammino per il rifugio Federici Marchesini, spesso hanno l’obiettivo di raggiungere alcune delle mete più ambite delle Marittime, spesso riservate a camminatori esperti ed allenati. Il rifugio “Pagarì” è infatti un luogo di transito e ristoro per chi si avventura lungo i sentieri più impegnativi e suggestivi di questo arco alpino, in particolare per gli appassionati di arrampicata ed alpinisti che scelgono di ripercorrere vie che hanno segnato la storia dell’alpinismo nelle Marittime, come l’ascesa alla parete NE e SO della Maledia attraverso la via De Cessole o la famosa “Traversata degli Italiani” via in cresta attraverso il Caire del Muraion, Cima Borello, Cima Chafrion e Monte Gelàs;
Le possibilità di scoprire le meraviglie attorno al rifugio sono dunque molteplici, e molti sono i sentieri o le tracce di sentiero che collegano il Federici Marchesini ad altri rifugi in una giornata di cammino circa: attraverso il Colle del Pagarì è possibile entrare nel parco del Mercantour e raggiungere il francese Refuge de Nice. Rimanendo invece sul versante italiano, con circa 5 ore di cammino dal Pagarì si raggiunge il Rifugio Soria Ellena passando dal Bivacco Moncalieri ed attraversando il passo dei Ghiacciai del Gelas.
Imprenditore audace e speculatore delle alterne fortune, Paganino dal Pozzo, soprannominato Pagarì, deve la sua fonte di gloria ed al tempo stesso la sua rovina al colle che prese il suo nome, il Pagarì.
Fra il 1433 e il 1448 l’intraprendente finanziere fece aprire nuove strade o ristrutturare le esistenti per migliorare i transiti da Nizza e da Ventimiglia verso la valle Roya e per alimentare i cantieri con materiale necessario aprì segherie azionate da moderne ruote idrauliche a Valdieri e ad Entracque, cosicché le carovane del sale potevano fare il viaggio di ritorno verso il mare con preziosi carichi di legname da opera.
La sua speculazione più ardita fu però la costruzione a sue spese della strada attraverso il colle del Pagarì: una alternativa via del sale che avrebbe dovuto abbreviare ulteriormente il viaggio tra Cuneo e Nizza rispetto all’antico tragitto del Colle del Ciliegia e dell’itinerario che saliva al Colle delle Finestre.
Il progetto di Paganino tracciava un percorso che da S. Giacomo saliva verso il passo del Pagarì, dove si procedeva scendendo a levante del monte Colombo e, lungo la valle della Gordolasca, permetteva di raggiungere Belvedere ricollegandosi, a valle di St. Martin, alla strada della Vésubie.
Il contratto firmato con il Duca Ludovico nel 1453 prevedeva l’onere della costruzione e manutenzione della strada a carico dell’autore, in cambio della riscossione in proprio della gabella del sale transitato, e lo impegnava a mantenere percorribile il tracciato per nove mesi l’anno, impresa che pare impossibile ai giorni nostri per i 2819 metri della quota massima, e che anche allora suscitò la disincantata perplessità dei valligiani.
Benché Paganino si fosse impegnato nella realizzazione dell’opera con un eccesso di ottimismo , ben presto si rese conto che la quota elevata, oltre a rendere problematico il transito per alcuni dei nove mesi promessi al duca, esigeva ingenti spese di manutenzione.
« Tant que Pagarì pagherà, lo pas passerà. Quant Pagarì ne pagherà plus, lo pas passarà plus » sono le parole di un antico proverbio di St. Martin Vésubie che sembrano raccontare con parole popolari la conclusione dell’ardito progetto: sommerso da debiti, Paganino venne travolto dal fallimento di questa imprese finanziaria e morì in miseria alcuni anni più tardi.
Indipendentemente dai rovesci economici di Paganino dal Pozzo, la strada venne abbandonata presumibilmente agli inizi del Cinquecento poiché la mancanza di pascolo per i muli, le frane e l’imprevista espansione del Ghiacciaio della Maledia stavano rendendo impossibile il transito attraverso il passo del Pagarì.
2006
Comune di Entracque - Informatica
System s.r.l.
Archivio Fotografico Parco Alpi Marittime - Augusto Rivelli